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La terra dei morti viventi (Land of the Dead 2005) di George A. Romero
L'atteso ritorno dietro la macchina da presa di George A. Romero è stata un'occasione per riparlare di uno maggiori registi di culto degli ultimi trent'anni, oltre ad (ri)aprire discussioni sul suo stile registico squisitamente agli antipodi da quello che l'industria cinematografica odierna ci ha abituato.
Il regista di Zombi ha sempre messo in secondo piano, per non dire snobbato, l’aspetto strettamente spettacolare dei suoi lavori. Le scene dirette ad arte per creare tensione e suspance sostanzialmente non gli interessano, dato che punta più sui personaggi e su aspetti scenografici simbolici (il centro commerciale per esempio), oltre che privilegiare la sostanza piuttosto che la forma. 
Se possedete l'ottimo cofanetto con le varie edizioni di Zombi edito da AlanYoung potreste vedere come sia molto diversa la versione rimontata da Dario Argento della pellicola rispetto alla director’s cut romeriana; quest’ultima meno angosciate ma più in linea con il suo modo di fare cinema.
Lo stesso Giorno degli Zombi appare in molte parti, per la sua “naturale” prolissità, quasi un documentario antropologico sugli zombi che un film d’azione.
Romero è un regista antispettacolare per natura, questa anche la ragione principale per la quale negli ultimi vent’anni non gli hanno prodotto nessun film.
Premesso questo La Terra dei Morti Viventi è una pellicola fedele allo stampo classico di Romero, dove però la critica sociale e politica è portata sullo schermo in forma di parodia del potere (il personaggio volutamente ridicolo interpretato da Dennis Hopper), e la feroce ironia su una società che cerca di salvaguardare se stessa, pur essendo sull’orlo del baratro, è riuscita alla perfezione. Straordinaria a tal proposito la scena dell’attacco degli zombi alla residenza “vip” di Fiddler’s Green: mentre i morti viventi distruggono e uccidono ai microfoni viene continuamente ripetuto che la situazione è sotto controllo e che si tratta di piccoli disordini di periferia. [Voto=8]
[DVD] Universal ha proposto il film in DVD in un'ottima edizione, presentando la pellicola nella versione Unrated che gode di scene (pochi minuti in realtà) non presenti nel cut cinematografico.
Nello specifico le parti aggiunte sono le seguenti:
- C'è una scena tutta nuova della durata di quasi tre minuti che vede Cholo (John Leguizamo) protagonista. Si situa intorno al minuto 22/23 prima che l'attore entri nell'ufficio di Kaufman (Dennis Hopper). Cholo entra in un appartamento e vede che un uomo si è impiccato. Quando questi si "risveglia" lo uccide crudelmente e senza pietà con una mazza da baseball sotto gli occhi terrorizzati dei familiari;
- Il combattimento a fuoco fuori dal ring situato intorno al minuto 29, quando Riley (Simon Baker) spara anche al nano, è esteso;
- molti "sbranamenti" sono stati arricchiti, rispetto a quanto visto al cinema, da ulteriori parti gore.
[DVD:VIDEO=9] Il video è nel formato originale cinematografico di 2.35:1 anamorfico. Il trasferimento è eccellente, con un quadro perfettamente definito. Per essere una pellicola ambientata per la maggior parte durante scene notturne o di scarsa luminosità i risultati in termini di profondità dei neri e di assenza di rumori sugli sfondi sono ottimi. Praticamente assenti artefatti digitali dovuti alla compressione.
[DVD:AUDIO=9] Se l'edizione R1 edita sempre da Universal può godere dell'audio in DTS, la versione italiana vede la presenza di una traccia audio in DD 5.1 per entrambi gli idiomi. La nostra versione doppiata gode di un trattamento di altissimo livello. Tutti i canali sono sfruttati nei minimi dettagli e a pieno delle loro possibilità. L'apporto dei subwofer e di effetti di panning regalano un piacevole ascolto.
[DVD:EXTRA=8] Edizione che spicca anche per una buona presenza di contenuti speciali, alcuni dei quali molto divertenti e spassosi.
L'extra "principe" è senza di dubbio l'ottimo Commento audio del regista George Romero, del produttore Peter Grunwald e del montatore Michael Doherty, che si caratterizza per gli aneddoti raccontati e la disanima produttiva e realizzativa del film.
Segue Ancora vivi: il making of di Land of the dead (12'57") il quale è in sostanza un filmato promo con interviste al cast e alla troupe.
John Leguizamo ci accompagna in Un giorno con i morti viventi (7'35") dietro le quinte del set.
In Riportare in vita i morti (9'32") Greg Nicotero, responsabile degli effetti speciali, ci parla delle tecniche usate per riportare in vita e animare gli zombi. 
Ne I Resti (2'57") abbiamo una visione delle scene tagliate in fase di postproduzione.
Edgar Wright e Simon Pegg, autori dello straordinario zombi-commedie Shaun of the Dead, incontrano il loro amatissimo regista Romero. In Quando shaun incontrò George (13'00") vi è la cronaca di questo storico incontro. I due giovani attori/registi appaiono, vestiti da zombi, nello stesso Land of the dead. Scene di massacro (1'44") è una raccolta di parti squisitamente gore
In Effetto zombie: dallo schermo verde alla scena finita (3'19") c'è la dimostrazione che anche un artigiano come Romero si è convertito al digitale.
Riportare in vita lo storyboard (7'56") è una raccolta di storyborad, mentre Prove di urla: il casting degli zombie (1'05") è un divertente clip in cgi.
Tutti gli extra (commento audio incluso) godono della sottotitolazione italiana.
Elizabethtown (id, 2005) di Cameron Crowe - Voto: 7.5 -
Due americhe a confronto nel nuovo film di Cameron Crowe: quella competitiva e senza respiro dove il valore di una persona si misura dal suo successo professionale, e quella della profonda provincia, nella quale i valori familiari e le tradizioni tramandate da generazione in generazione sono predominanti sul benessere economico e l'affermazione sociale.
Drew Baylor (un Orlando Bloom per la prima volta non in costume) è quello che le riviste di moda patinate definirebbero un "vincente": ha un lavoro come creativo in una società di calzature sportive, vive in un bell'appartamento, ha una invidiabile fidanzata e tutte le diavolerie elettroniche che l'era digitale può offrire. Finché il progetto di una scarpa da ginnastica rivoluzionaria alla quale ha dedicato i giorni e le notti degli ultimi otto anni della sua vita si rivela un fallimento commerciale totale, o meglio, come afferma lui stesso nel film, un "fiasco" senza precedenti da un miliardo di dollari. 
Licenziato in tronco medita il suicidio, ma durante la fase di preparazione riceve una telefonata che annuncia la morte improvvisa dell'amato padre Mitch. Toccherà a lui recarsi nella sperduta cittadina di Elizabethtown a recuperare le spoglie del genitore deceduto ed occuparsi inoltre dei rapporti con il ramo più tradizionalista della famiglia.
Cinema di e sulla speranza quello di Cameron Crowe, che ci vuole dire che anche quando tutto sembrerebbe inevitabilmente e inesorabilmente perduto, e gli eventi negati, magari proprio temporalmente concomitanti, remano contro di noi, c'è sempre un appiglio per ricominciare, basta saperlo riconoscere e coglierlo quando si presenta innanzi. L'inizio della rinascita di Drew avviene nel momento dell'incontro con l'hostess Claire (Kirsten Dunst) a bordo dell'aereo che lo conduce dal padre morto. Tra i due nasce una intesa che si svilupperà successivamente prima durante una lunga telefonata notturna, poi frequentandosi di persona e, infine, quando Drew lascerà Elisabettowm, attraverso una viaggio in auto che segna per il protagonista il vero inizio di una nuova vita.
Dopo i suggestivi esperimenti visivi nell'amato/odiato Vanilla Sky Cameron Crowe torna alle origini; a quel cinema sulla memoria e la ricerca di se stessi e del proprio passato come spunto per crescere.
Voglio la testa di Garcia (Bring Me the Head of Alfredo Garcia, 1974) di Sam Peckinpah
Rilasciata diverse settimana fa in mezza Europa, l'edizione in DVD edita da MGM di Bring Me the Head of Alfredo Garcia di Peckinpah si caratterizza per la traccia audio italiana in DD 2.0. Presenti, oltre ovviamente all'audio originale in inglese, anche i sottotitoli inglesi e italiani. Il doppiaggio italiano è quello dell'epoca.
Il formato video rispetta quello cinematografico originale di 1.85:1 anamorfico con una qualità video molto buona: il quadro è sostanzialmente pulito e ben definito e la resa cromatica e del tutto soddisfacente. L’audio italiano risulta un po’ cubo e i bassi non sono sufficientemente sollecitati, nonostante le numerose scene d’azione.
Purtroppo nessuna traccia di alcun extra. Peccato perché l'edizione “cugina” R1 (sempre MGM) poteva contare su un interessante commento audio.
A parte quest'ultimo appunto è un acquisto obbligato per gli amanti del grande regista de Il mucchio selvaggio, che troveranno in quest’opera (forse la più pessimistica e antihollywoodiana dell’autore americano) parecchi spunti di riflessione sul suo cinema ribelle e anticonvenzionale (sia stilisticamente che nei contenuti).
Seduzione mortale (Angel Face, 1953) di Otto Preminger - Voto: 7.5 -
Prodotto per dalla RKO di Howard Hughes questo film di Otto Preminger è un'interessante esperimento di commistione tra generi: il noir classico hollywoodiano e il primo melò anni cinquanta.
Frank (Robert Mitchum), un giovane autista di ambulanze pieno di sogni, incontra e si fa sedurre dalla giovane ereditiera Diane (Jean Simmons, la faccia d'angelo che dà il titolo al film), la quale prima cercherà di coinvolgerlo nell'omicidio dell'odiata matrigna, poi lo avvolgerà con ossessionante candore in un indecifrabile abbraccio di morte.
Otto Preminger dirige con mano ferma e decisa due attori (la Simmons e Mitchum) in pieno stato di grazia; la decisa colonna sonora composta da Dimitri Tiomkin e la fotografia di Harry Stradling fanno il resto. 

Il DVD del film è proposto in Italia nella collana RKO/Columbia. Presenti le tracce audio italiane ed inglesi (con sottotitoli opzionali in italiano), nessun extra a parte le solite note introduttive testuali di Piera Detassis. Video non restaurato che però mantiene una definizione discreta anche se i neri appaiono un po' slavati.
I fratelli Grimm (The Brothers Grimm, 2005) di Terry Gilliam - Voto: 6.5 -
Durante le fasi di riprese e postproduzione dell'ultimo film di Terry Gilliam il fantasma del barone di Munchausen ha volteggiato come un avvoltoio sulla testa del geniale regista americano, in attesa che questo nuovo progetto - che rivedeva in sella Gilliam dopo le disavventure accadute sul set de Lost in la Mancha - naufragasse in un flop senza precedenti. 
Seppur i fratelli/produttori Weinstein, boss della Miramax, siano riusciti a creare innumerevoli problemi al povero Gilliam [dal licenziamento, a metà opera, del direttore della fotografia Nicola Pecorini, all'imposizione di attori (Matt Damon e Lena Headey) e tecnici (musiche di Goran Bregovic), oltre che un'interminabile fase di montaggio che ricorda quella di Gangs of New York], la pellicola ha visto comunque la luce e ottenuto un discreto successo di pubblico, ma una fredda accoglienza da parte della critica.
Il regista di Brazil sembra dirigere tenendo tirato il freno a mano della sua proverbiale visionarietà. Penalizzato da una eccessiva ingerenza di effetti digitali che di fatto "limitano" la libertà espressiva del suo occhio e, non da ultimo, da una sceneggiatura, anch'essa imposta dall'alto, un po' (anzi, troppo) prevedibile, Gilliam non è riuscito ad esprimersi come il suo solito e lasciarsi trascinare dall'indiscusso genio.
Ma non tutto e perduto. I Fratelli Grimm infatti riesce a mantenersi decisamente sopra la media di un classico blockbuster grazie sopratutto da un paio di interpretazioni: quella di un istrionico Peter Stormare, nel ruolo di Cavaldi, prima acerrimo nemico poi alleato dei protagonisti, e di Jonathan Pryce, storica maschera di Gilliam qua nella spassosa parte di un generale francese.
Cinema di puro intrattenimento, ma non senz'anima.
Terra di confine - Open Range (Open Range, 2003) di Kevin Costner
Per chi dubitava del talento registico di Kevin Costner e riteneva più un frutto del caso che del talento il pluripremiato western Balla coi lupi, vedendo Open Range si dovrà ricredere. 
Costner è riuscito con pochi mezzi a costruire un solidissimo western alla Hathaway, basato su un'ottima sceneggiatura e su una perfetta calibratura dei protagonisti.
La prima parte del film richiama le scene ad ampio respiro alla Ford, con location naturali e paesaggi mozzafiato. La seconda è invece un omaggio a Mezzogiorno di fuoco e a Sfida Infernale. La lunga attesa per il duello, la città che inizialmente non reagisce ai soprusi e alle angherie dei più forti e la sanguinaria sparatoria finale sono tutti elementi che rimandano al capolavoro di Zinnemann.
Terra di confine è inoltre una pellicola molto introspettiva che si concentra sui personaggi e le loro psicologie con dialoghi di rara intensità.
Una nota di merito va all'interpretazione di Robert Duvall (ma anche il resto del cast è da applaudire), che più volte, grazie alla sua personalità e capacità di comunicare più con gesti e atteggiamenti che con le parole, toglie la scena allo stesso Costner. In tempi bui per Hollywood, dove sequel e remake senz'anima dominano la scena, un film da riscoprire o rivedere.
[The Criterion Collection - spine # 268]
- Youth of the Beast (Yaju no seishun, 1963) di Seijun Suzuki -
Poco conosciuto in Italia (perché sostanzialmente poco visto), il cinema di Seijun Suzuki, sopratutto quello della sua produzione anni '60, è una visione sul genere gangster/noir che per tematiche, stile di regia e ritmo ha influenzato non poco tutta la filmografia americana dagli anni '70 in poi, che ha visto nel maestro giapponese un punto di riferimento.
Youth of the Beast è la storia di una lotta intestina e senza esclusione di colpi tra diversi boss della yakuza locale, con il personaggio interpretato dall'intramontabile Jo Shishido al centro di intrigate macchinazioni e vendette personali.
La scena al nightclub che si svolge dietro uno specchio one-way nella prima parte del film (della quale Suzuki ne parla nella sua intervista negli extra), è diretta in modo magistrale. Il regista in questa occasione adotta delle angolatura di ripresa innovative per l'epoca (vedere sotto):


Criterion ha proposto una versione in DVD eccezionale dal punto di vista video (in 2.35:1 anamorfico) e audio (in giapponese DD 2.0 pulito e bilanciato, con sottotitoli inglesi opzionali), corredando il tutto con brevi ma interessanti extra*, incluso un booklet di 8 pagine con analisi critiche sul film.
*Due interviste:
Seijun Suzuki (5 min.) CON SUB
Joe Shishido (8 min.) CON SUB
Tess (id, 1979) di Roman Polanski
Pellicola quasi del tutto estranea al filone classico di Polanski, Tess è un mélo in costume, una sorta di Barry Lyndon in gonnella. Straordinarie le ricostruzioni storiche della vita e abitudini dell'epoca, così come meritatissimi tutti gli Oscar tecnici ricevuti (fotografia, costumi e scenografia). L'unica critica è che Polanski sembra giochi molto di sottrazione rispetto al suo stile; in un certo senso si denota che, in certe sequenze, non abbia voluto osare nel mostrare ma limitarsi al semplice racconto.
Il perché abbia realizzato proprio questo tipo di film lo si intuisce dall'inizio, quando sul lato destro in basso compare la dedica "for Sharon", ovvero alla moglie Sharon Tate uccisa incinta nel '69, insieme ad altre quattro persone, da Charles Manson e la sua banda. E fu proprio la Tate che in vita chiese al regista di realizzare un adattamento cinematografico del libro di Thomas Hardy. In un certo senso è quindi un "tributo" che le doveva.
Come in tutte le recenti ultime uscite in DVD Bim ha sostituito la classica amaray con un digipak slim. Purtroppo il contenuto non è all'altezza della confezione.
Il film è purtroppo proposto nel formato errato di 1.85:1 (contro l'originale cinematografico di 2.35:1) con audio in italiano in DD 2.0 e inglese DD 2.0.
Il video (che avrebbe bisogno di un restauro, ma al mondo non è disponibile), anche per via della particolare fotografia, appare decisamente poco naturale e sostanzialmente privo di vivacità. Non mancano varie imperfezioni. L'audio invece è pulito ma un po' chiuso.
Purtroppo nessuna traccia di contenuti speciali, ed è un peccato perchè nella recente SE uscita in USA c'era materiale extra per ben 70 minuti. Mentre nell'edizione francese in uscita è stato annunciato anche un commento audio del regista.
New York, New York (id, 1977) di Martin Scorsese
- Special Edition 2 DVD MGM -
L'edizione speciale del capolavoro di Scorsese è per ora disponibile in DVD (con audio italiano) nell'edizione MGM in vendita in Germania, acquistabile online su siti specializzati (amazon.de per esempio).
Prima di tutto c'è da chiarire quale versione del film è contenuta in questo cofanetto, dato che come molti sapranno, nel 1981, Scorsese rilasciò una Director's Cut di 163 minuti contro i 132 della versione cinematografica del 1977.
L'edizione che recensisco contiene la sola cinematografica di 132 minuti. In altri mercati però MGM ha reso disponibile anche la DC. Purtroppo in questo caso i DVD non contengono né la traccia italiana né i relativi sottotitoli. Per la precisione:
- Edizione americana R1 (a 1 dvd): versione del '81 di 163 minuti;
- Edizione francese/inglese/spagnola (a 2 dvd): opzione di scelta tra la versione cinematografica di 132 minuti e la DC di 163 minuti;
- Edizione italiana/tedesca (a 2 dvd): solo cinematografica di 132 minuti. (quella qui ora recensita)
[VIDEO] Se non si ascoltasse l'introduzione al film (5min35) di Scorsese si potrebbe rimanere del tutto basiti a vedere che che il formato video è un 1.66:1 letterbox! Scorsese spiega che all'inizio voleva girare la pellicola in 1.33:1, in omaggio ai classici del musical anni 40 e 50, dei quali New York New York ne rappresenta una rilettura e omaggio, ma per difficoltà tecniche poi dovette optare per l'1.66:1. Da qui la "logica" conseguenza del formato letterbox in questa versione che corrisponde a pieno al volere del regista.
La qualità del video è buona, seppur non miracolosa. Qualche grana in eccesso e un lieve rumore video sono i difetti principali, ottima invece la resa cromatica che restituisce al meglio la bellissima fotografia di Laszlo Kovacs.
[AUDIO] La traccia italiana (non ridoppiata) è in DD 5.1, e per una pellicola del 1977 non ci si può certo aspettare chissà quali effetti sonori. I dialoghi sono concentrati principalmente sul centrale, risultando decisamente un po' chiusi. Le scene musicali sono invece perfettamente rimasterizzate e sfruttano a pieno tutti i canali audio.
In più c'è una particolarità che risulterà gradita. Ascoltando il film nella lingua prescelta, nelle scene di canto compaiono automaticamente i sottotitoli, per poi scomparire al termine dell'esibizione canora.
Ovviamente, chi lo desidera, può eliminarli o cambiarli in un'altra lingua, infatti è consentito il cambio "al volo" durante la visione di audio e sottotitoli.
[EXTRA] Il primo disco contiene un'introduzione al film del regista (5mn35 – vost) e il commento audio di Scorsese con la collaborazione del critico Carrie Rickey.
Il secondo DVD è tutto dedicato ai soli extra e conta su un esaustivo making of, The New York, New York Stories, diviso in due parti (25mn30 / - 26mn57vost) che analizza tutti gli aspetti porduttivi del film.
Segue Liza on New York, New York (21mn14 – vost), dove l'attrice racconta vari aneddoti.
Interessantissima la visione delle Scene eliminate (40mn28 – vost), del finale alternativo (1mn26 –vost) e di alcune scene commentate dal direttore della fotografia Laszlo Kovacs.
Completano questa prestigiosa edizione anche 5 gallerie di foto, 3 Storyboards e Teaser&Theatrical Trailers.
Tutti gli extra (commento audio incluso) sono sottotitolati in italiano. Inutile aggiungere che si tratta di un acquisto obbligato.

[The Criterion Collection - spine # 270]
- Casco d'oro (Casque d’or, 1952) di Jacques Becker -
Jacques Becker ambienta nei fasti (e nella decadenza) della belle époque francese di fine Ottocento una storia dal romantico realismo tra la donna di vita Marie (Simone Signoret), la “casco d’oro” della pellicola per via della sua lucente capigliatura che ammalia, e un piccolo gangster in cerca di redenzione (Serge Reggiani). Il loro amore sincero e disinteressato non piacerà al boss locale (innamorato di Casco d'Oro) il quale farà di tutto per rovinare e incrinare la loro relazione.
Criterion ha proposto un’edizione in DVD di tutto rispetto presentando il video nel suo formato video originale di 1.33:1. Il restauro della pellicola è avvenuto da un positivo in alta definizione. La qualità video è pressoché perfetta, e permette di godere in pieno della splendida fotografia in bianco e nero di Robert Le Febbre. L’audio, anch’esso restaurato, è presentato nella sua versione originale francese in mono. Sottotitoli inglesi disponibili e removibili.
Extra di buon livello. Nello specifico:
- Commento audio di Peter Cowie (no sub ma parla un ottimo inglese ben scandito e chiaro)
- Dietro le quinte (7 min e 33): filmato girato sul set senza audio ma con l'opzione del commento audio (senza sub)
- Due interviste:
Simone Signoret (7 min) CON SUB
Serge Reggiani (6 min) CON SUB
- Estratto da Cineastes de notre temps diviso in due parti, una di 14 min. e l'altra di 12 min. CON SUB
- Booklet di 8 pagine

[The Criterion Collection - spine # 271]
- Grisbi (Touchez pas au grisbi, 1954) di Jacques Becker -
Capolavoro del noir francese diretto dal maestro Jacques Becker e interpretato dall'insuperabile Jean Gabin, che ottenne per questa interpretazione la Coppa Volpi come miglior attore al Festival di Venezia. Completa il cast di questo serrato polar una giovane Jeanne Moreau e il “nostro” Lino Ventura.
Criterion ha dedicato a questa pellicola un discreto trattamento in DVD, presentando una copia restaurata e un corredo di tutto rispetto di extra. Nello specifico:
Tre interviste:
Lino Ventura (9 minuti) CON SUB
Jean Wiener (1 minuti e 45) CON SUB
Daniel Cauchy (7 min. e 22) CON SUB
Estratto da Cineastes de notre temps (5 minuti) CON SUB
Booklet di 8 pagine.

Wall Street (id, 1987) di Oliver Stone. Voto: 7
Poco (o per nulla) amato dalla critica ufficiale il celebre thiller finanziario di Oliver Stone è in realtà una delle opere minori da riscoprire e rivalutare del pluripremiato regista di Platoon, limitato forse dal fatto che è eccessivamente "tecnico" (inteso come argomenti trattati) e che quindi può risultare allo spettatore che sa poco o nulla di borsa quasi banale.
Wall Street è una delle migliori opere sull'etica del capitalismo, ovvero su quel sottilissimo limite che separa il “fare” denaro rispettando le regole, e il diventare ricchi andando oltre norme e regolamenti. Ed è proprio l'evoluzione (e la parabola) che percorre Bud Fox (Charlie Sheen), quando Gordon Gekko gli svela i "suoi" segreti, uno degli elementi centrali della pellicola.
In seguito agli scandali finanziari scoppiati a Wall Street nel dopo bolla-speculativa del '99/'00 è una pellicola di inalterata attualità.
Anche il messaggio è più complesso di quanto sembri ad una prima lettura. Stone non si ferma ad affermare che solo una piccola fetta di popolazione ha la maggior parte della ricchezza del Paese (simbolizzata dalla frase: il denaro non si crea, si trasferisce da una intuizione ad un'altra, magicamente), ma va oltre, cercando anche di cogliere la vera essenza del capitalismo americano e ciò che lo rende un'entità viva. A tale proposito da ricordare il discorso sull'avidità come motore per generare ricchezza che Gekko (Douglas) pronuncia all'assemblea degli azionisti: L'avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l'avidità è giusta, l'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo. L'avidità in tutte le sue forme: l'avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha impostato lo slancio in avanti di tutta l'umanità. E l'avidità, badate bene, non salverà solamente la Teldar Carta, ma anche l'altra disfunzionante società che ha nome America.
Tra le scene più suggestive come non citare quella iniziale nella quale si scorge lo skyline di Manhattan (torri gemelle incluse...) sulle note di Fly me to the moon di Sinatra.
Romanzo criminale (2005) di Michele Placido – Voto: 7
Tratto da Romanzo Criminale, l’omonimo libro di Giancarlo De Castaldo, caso letterario di alcuni anni fa, il nuovo film di Michele Placido racconta, con le dovute semplificazioni storico-politiche ma anche narrative, le vicende della banda della Magliana lungo i 25 anni nei quali fu la più sanguinosa e spietata organizzazione criminale della capitale. 
Era da tempo che ci si aspettava il ritorno in grande stile del cinema di genere italiano sul grande schermo; ovvero di un poliziesco (o noir all'italiana che dir si voglia) che sapesse tener testa alle grandi produzioni angloamericane ma anche francesi.
Questo “quei bravi ragazzi” italiano è una pellicola corale che restituisce un certo tipo di cinema e di personaggi appartenenti ad un’altra epoca (gli anni Settanta e i suoi conflitti sociali e politici), ma non per questo, dal punto di vista emotivo, non meno attuali.
Come nella realtà (ma non nelle fiction televisive che cercano di scimmiottarla) non esiste una netta distinzione tra il bene e il male, tra buoni assoluti e cattivi impenitenti, a nessun livello. Così nella pellicola di Placido il personaggio più torbido (o meglio, uno dei tanti) è rappresentato dal commissario Scajola (Stefano Accorsi) che per primo intuì l’esistenza e pericolosità di questo gruppo di criminali. Egli, più che dar loro la caccia per un senso “assoluto” di giustizia, sembra invidiarli e odiarli perché hanno successo, denaro e donne, belle donne, tra le quali la prostituta d’alto bordo Patrizia (Anna Mouglalis), della quale lo stesso Scajola ne rimane affascinato e accende una tormentata relazione amorosa.
Soprannominato la “peggio gioventù” (come antitesi della “meglio gioventù” dei ragazzi perbene e idealisti del celebre film di Tullio Giordana), Romanzo Criminale non è solo un grande affresco storico e sociale che abbraccia circa un quarto di secolo della storia italiana, ma è anche un racconto delle vite, ambizioni, sogni e delle (inevitabili) parabole discendenti di un gruppo di ragazzi di borgata che decidono di diventare adulti, seppur percorrendo le facili e seduttive scorciatoie del crimine.
[The Criterion Collection - spine # 281]
- Jules et Jim (1962) di François Truffaut -
Edizione di gran lusso edita dall'americana Criterion per il capolavoro senzatempo di François Truffaut.
Qui trovate una dettagliata recensione (in inglese) a cura del sito dvdbeaver.
Ecco sotto in dettaglio tutti gli extra presenti con relativa durata e la presenza di sottotitolazione.
Disco 1
due commenti audio:
-Jean Grault, Suzanne Schiffman, Claudine Bouche, e Annette Insdorf (no sub)
-Serge Toubiana e Jeanne Moreau (sub ENG)
interviste:
- Truffaut, 7 minuti circa, (sub ENG)
- The key to Jules et Jim, 31 min. (sub ENG)
Disco 2
- Cineastes de notre temps su Truffaut, 8 min. (sub ENG)
- Truffaut e Moreau a L'Invite du Dimanche, 32 min (sub ENG)
Tre interviste a Truffaut:
a Camera three, 9 min, (sub ENG)
all'AFI, 30 min (no sub)
a Le cinéma des cinéastes, 28 min (sub ENG)
- Intervista direttore fotografia Coutard, 19 min, (sub ENG)
- Intervista al cosceneggiatore Gruault, 20 min (sub ENG)
- Conversazione tra Robert Stam e Dudley Andrew, 23 min (sub ENG)
- gallerie fotografiche
E' presente anche un booklet di 42 pagine.
La Spettatrice (2003) di Paolo Franchi
Insieme a Le conseguenze dell'amore di Sorrentino La Spettatrice di Franchi - la storia di un ménage à trois platonico -, è uno dei migliori film italiani della passata stagione, premiato e celebrato sia in Italia che all'estero. 

Dolmen gli ha dedicato un DVD di tutto rispetto che spicca tra l'altro per i numerosi extra.
In particolare segnalo le interviste al cast (19 minuti), nelle quali la Bobulova racconta i metodi "ossessivi" del regista, e il commento audio a due tra il regista Paolo Franchi e Anna Maria Murdocca (67 minuti).
Il film è presentato nel formato video originale, audio in DD 5.1 e sottotitoli in inglese e italiano.
Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet, 1956) di Ingmar Bergman
Se vi è capitato di visionare questo capolavoro di Bergman alla tv (come me qualche mese fa) o in qualche cineforum, sicuramente in una copia non curatissima, rivederlo ora nello splendore di un restauro praticamente perfetto è un’esperienza straordinaria.
BIM/FOX sono riusciti in qualcosa di miracoloso; a parte una riga verticale (una sola in tutto il film però), che si vede ad inizio pellicola, il resto si mantiene su una elevatissima qualità.
L'audio è in italiano DD 2.0 e svedese originale, sottotitoli in italiano. La qualità della nostra traccia è discreta, nei primi venti (e negli ultimi venti) minuti ci sono dei lievi rumori di fondo.
Extra di buon livello. C'è una introduzione della Detassis al film (2'45''), un intervento "ghezziano" del filosofo Severino (6') e come extra aggiuntivo un recente tv movie di Bergman, "THE IMAGE MAKER", sottotitolato in italiano e della durata di un'ora e mezza circa.
All'interno del cofanetto c'è anche un libretto di 22 pagine con commenti al film e la biografia di Bergman.
Frank Costello faccia d'angelo (Le Samouraï) di Jean-Pierre Melville. VOTO: 8.5 
Capolavoro del noir francese diretto da un maestro indiscusso del genere; Alain Delon è Frank Costello, un assassino a pagamento freddo e spietato, fedele solo a se stesso e quindi ancora più pericoloso e temibile.
Memorabili le scene di inseguimento in metropolitana così come il finale poetico.
Celebre fu la sfuriata dello stesso Melville nei confronti della distribuzione italiana che scelse, per il nostro mercato, un titolo totalmente fuorviante con i contenuti dell’opera; il regista francese li definì letteralmente salauds!, ovvero farabutti, incompetenti.
La ragazza che sapeva troppo (1962) di Mario Bava
L'acclamata pellicola di Bava è universalmente considerata come il primo "giallo all'italiana" della storia del cinema, anche se, ad onor del vero, il bellissimo Un maledetto imbroglio di Germi, film del 1960, anticipa molte delle tematiche tipiche del genere.
Se narrativamente La ragazza che sapeva troppo è un po' forzato (Argento farà di meglio), dal punto di vista registico e tecnico è realizzato in modo impeccabile, senza dubbio uno dei capolavori del maestro Bava.
La città di Roma, altra "protagonista" del film, acquista, grazie anche ad una sapiente fotografia, un aspetto veramente inquietante, sopratutto nelle scene d'omicidio ambientate in Trinità dei Monti. Una sorta d'antitesi de Vacanze Romane.

In DVD è disponibile con l'audio italiano nell'edizione francese edita da Films sans Frontières, reperibile per una manciata di euro (intorno ai 5) sull'ebay francese o su alcuni estore. Qui una recensione
Tu Chiamami Peter (The Life and Death of Peter Sellers, 2004) di Stephen Hopkins - Voto: 6
The Life and Death of Peter Sellers (sorvoliamo sull'orrido titolo italiano...) è un ottimo prodotto per la televisione (è stato finanziato non a caso dalla rete televisiva americana via cavo HBO) ma, onestamente, c’è da ammettere che è un po’ debole come film destinato per le sale e il grande pubblico cinematografico. 
Stephen Hopkins, nel delineare i tratti del “suo” Peter Sellers, riprende parti della ricca biografia non ufficiale scritta da Roger Lewis sul grande attore inglese, procedendo da un lato come un classico biopic cronologico e, dall’altro, cercando di approfondire alcuni aspetti della controversa personalità di Sellers. Non mancano inoltre pettegolezzi da rotocalco per parrucchieri di ogni tipo sulla sua vita privata, contraddistinta da eccessi, improvvise sfuriate nervose e sdoppiamenti di identità portati non solo sullo grande schermo.
Geoffrey Rush, poliedrico attore che già in passato aveva dato prova delle sue doti camaleontiche è, in tutto e per tutto, Peter Sellers. La sua capacità di immedesimarsi nel personaggio o, per meglio dire, nei personaggi è straordinaria. Inutile aggiungere che se il film di Hopkins merita di essere visto, e non cade nella piattume pseudotelevisivo, lo si deve proprio all’interpretazione di Rush. Seppur il doppiaggio italiano sia discreto sarà una gioia risentire il premio oscar per Shine recitare in lingua originale. Una nota di merito vanno anche alle ricche scenografie, curate nei minimi dettagli.
The Twilight Samurai (Tasogare Seibei, 2002) di Yoji Yamada
E' un vero peccato che lo straordinario film di Yoji Yamada non sia mai stato distribuito nelle sale italiane, nonostante abbia avuto numerosi (e giusti!) riconoscimenti in tutto il mondo e apprezzato da critica e pubblico.
Per fortuna Dolmen ha deciso di colmare questa lacuna pubblicandolo anche in Italia in DVD; l'edizione in digitale ha visto la luce proprio qualche mese fa
Ecco le caratteristiche tecniche:
Audio Giapponese in DD 5.1, sottotitoli italiani
formato video 1.85:1 anamorfico
Extra: biofilmografie e trailer originale
La qualità video è discreta, anche se un po' di grana e un rumore video eccessivo inficiano la visione, in particolare nelle scene notturne. Comunque leggendo recensioni di edizioni estere pare non sia un problema legato al riversamento ma alla qualità della pellicola.
L'audio è buono, concentrato sui canali centrali per via del fatto che la maggior parte del film è dialogato.
Seven Swords (Qi jian, 2005) di Tsui Hark - Voto: 6
Il fatto che Tsui Hark sia un Maestro della settima arte è un dato assodato, basta riguardarsi buona parte della sua filmografia (anche nelle vesti di produttore) per capire la sua influenza sul cinema asiatico e non solo. Purtroppo in Italia (a differenza della Francia) è poco conosciuto e apprezzato anche dalla critica ufficiale. 
Come dicevo, cineasta straordinario ma la sua grandezza purtroppo non appare da questo attesissimo e (iper)pubblicizzato Seven Swords, imponente primo capitolo di una sega che (incassi permettendo) vedrà ancora altri cinque capitoli.
Purtroppo questo wuxia dal sapore western manca di un elemento essenziale per coinvolgere fino in fondo, ovvero il riuscire a conquistare quel crescendo di epicità che rapisce lo spettatore. Non aiutano le sottotrame amorose e sentimentali che spesso spezzano troppo il ritmo e una narrazione che, a volte, pare eccessivamente caotica e sfilacciata.
Una prova d’appello gliela vorrò comunque concedere, soprattutto riguardandolo in lingua originale. Il doppiaggio per questo tipo di pellicole (anche se professionale e realizzato a regola d’arte) purtroppo non è il cosiddetto “male necessario” ma è un male e basta, risultando eccessivamente artificioso e irreale. Difficile associare quel tipo di facce con quelle voci (doppiate).
Cinderella Man (id, 2005) di Ron Howard - Voto: 8
Il regista premio Oscar per A Beautiful Mind si sofferma nello sviluppo di due temi, che si intrecciano di continuo. La prima tematica è quella di delineare, soprattutto nella prima parte, l’America della grande depressione degli anni ’30, con uno stile tutt’altro che romantico e poetico usando, come si potrebbe tranquillamente dire, un occhio squisitamente (neo)realista, con scene anche di forte impatto emotivo. 
All’interno di questo contesto, quasi senza speranza, racconta la storia di un “vecchio” pugile che riconquista il proprio onore (e quello di un Paese) lottando contro la miseria e affrontando a denti stretti sfide impossibili. Dal dare da mangiare ai propri tre figli fino allo scontro “senza speranza di vittoria” contro il campione dei pesi massimi. Questa parte della pellicola è più convenzionale ma non per questo meno riuscita.
Gran prova di regia (straordinario il montaggio) per Ron Howard, qui al film della maturazione, soprattutto tecnica, e di recitazione per il “cinderella man” Russell Crowe, aiutato da un cast di supporto di altissimo livello. In particolare Paul Giamatti, che veste i panni di un manager cinico ma dal cuore d’oro (ricorda Bogart ne Il colosso d’argilla), è superlativo.
La maschera di mezzanotte (Star of Midnight, 1935) di Stephen Roberts.
Dopo lo straordinario successo ottenuto dalla MGM nel '34 con L'uomo Ombra la RKO produsse, esattamente un anno dopo, La maschera di mezzanotte, affidando la regia a Stephen Roberts.
Il film si rifà completamente allo stile del celebre thin man, mescolando sapientemente commedia sofisticata anni '30 a misteri intricati da risolvere.
Protagonista William Powell con al fianco questa volta, al posto di Myrna Loy, una giovane (ma già bravissima) Ginger Rogers.
Il DVD è uscito in Italia nella collana RKO edita da Columbia. 


Inside Deep Throat (id, 2005) di Randy Barbato e Fenton Bailey. VOTO: 6.5 
Partendo dal celebre film di Gerard Damiano Gola Profonda (Deep Throat) i due autori ripercorrono le travagliate vicissitudini dei protagonisti della pellicola e gli strascichi giudiziari ai quali sono andati incontro. Se avete però in mente il Larry Flynt di Forman e il Boogie Nights di Anderson molto di quanto detto nel documentario, in merito all’evoluzione dell’industria del porno e alla libertà d’espressione, vi sembrerà un semplice dejà vu.
Super Size Me (id, 2004) di Morgan Spurlock. VOTO: 7.5 
Se siete degli assidui frequentatori di fast-food, o vi rimpinguate con generese dosi di schifezze (panini, patatine fritte, gelati e via elencando), questo documentario quanto meno vi metterà in allarme, sempre che non vogliate diventare nel giro di pochi anni clienti della famiglia Fischer.
Maria Full of Grace (Maria, llena eres de gracia, 2004) di Joshua Marston. VOTO: 7
La Maria di inizio millenio vive in Colombia in una situazione socio-economica senza sbocchi, sia per lei che per il bambino in grembo. L'unica via per il "paradiso" statunitense è rappresentata dal diventare una "mula", ovvero trasportare nel proprio stomaco un ingente carico di droga. Film fortemente simbolico ha dei momenti di grande impatto emotivo.
Una canzone per Bobby Long (A Love Song for Bobby Long, 2004) di Shainee Gabel. VOTO: 6.5 
Pellicola costruita sul modello stilistico dei film indipendeti americani ma con due intepreti d'eccezione: John Travolta in versione antidivo e una Scarlett Johansson che migliora di film in film (parentesi "bayana" a parte ).