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I Protagonisti (The Player 1992) di Robert Altman. Film: 8.5 |
Recensione DVD (Anteprima)
COLLATERAL (2004) - Special Edition 2 DVD -
Titolo Originale: COLLATERAL
Regia: Michael Mann
Interpreti:Irma P. Hall, Peter Berg, Mark Ruffalo, Jada Pinkett Smith, Jamie Foxx, Tom Cruise
Nazionalità: USA, 2004
DVD: Paramount
Il Film - Durante la visione dell'ultima opera di Michael Mann provate via via a chiedervi come un regista più scolastico come un Joel Schumacher, un Antoine Fuqua o un Brett Ratner avrebbero ripreso certe sequenze.
A mio avviso l'aspetto veramente straordinario di questa pellicola non è rappresentato né da Cruise (bravo ma come al solito troppo "cerebrale"), né da Foxx (poco convincente e schematico, sopratutto nella seconda parte), tanto meno dalla sceneggiatura (nulla di nuovo, si sguazza nel genere).
Ma il valore aggiunto, che permette a Collateral di compiere un notevole salto di qualità rispetto alla produzione "media", è l'attenzione per i particolari, l'uso di certi obiettivi, la ricerca di certe location. In altre parole Michael Mann.
Prendete per esempio la scena iniziale. La maggior parte dei registi l'avrebbero ridotta di un terzo e resa di maggior impatto. Mentre Mann rimane soft, si concentra sui primi piani che dicono di più delle parole e dilata il più possibile lo svolgersi dell'azione.
Alcune scene sono poi bellissime ed intense, come quella nel locale jazz, oppure l'inquadratura finale a campo medio di Cruise a capo chino in metropolitana. 
Il DVD - Il video va valutato con canoni diversi dal solito. Essendo stato girato in Alta Definizione (scelta fatta da Mann per "catturare" la L.A. notturna) la qualità non è certo quella di un film girato su pellicola (molta grana in particolare), però il trasferimento in DVD offre esattamente ciò che si è visto al cinema dato che, essendo in digitale, si è saltato il processo di telecinema per il DVD.
L'audio italiano è inceve ottimo, una traccia pulita e uno sfruttamento perfetto di tutti i canali. Nelle scene più spettacolari e coinvolgenti (la sparatoria in discoteca, l'inseguimento nell'ufficio federale, l'incidente d'auto) la dinamica è assolutamente perfetta, con un sub decisamente iperattivo. Non mancano effetti di panning.
Passando agli extra, eccoli in dettaglio:
Disco 1: Running Commentary di Michael Mann (sottotitolato in ita).
Disco 2: (tutti gli extra sono sottotitolati in italiano):
Città di notte: Sul set di Collateral. E' il making of del film, durata 40'58''. Breve ma sostanzioso speciale sulla realizzazione che analizza tutti gli aspetti della pellicola offrendo anche non poche curiosità.
Consegna Speciale. E' una prova sulla capacità di Cruise di non farsi riconoscere tra il pubblico, durata 1'08''
Scena inedita, durata 1'57''. Disponibile anche con commento audio sottotitolato di Mann
On location: L'ufficio di Annie, 2'33". Capirete come mai Mann abbia scelto l'Alta Definizione piuttosto che la classica pellicola.
Le prove di Tom Cruise e Jamie Foxx, 4'13"
Effetti speciali: La metropolitana, 2'27. Per chi non lo sapesse gli esterni che si vedono nella scena finale ambientata in metropolitana non sono reali, ma aggiunti successivamente in digitale. Altra prova della grande attenzione ai particolari di Mann.
FILM: 8
DVD: 8
Video: 7.5
Audio: 10
Extra: 7.5
Million Dollar Baby (id, 2004) di Clint Eastwood. Film: 9
Winners are simply willing to do what losers won't, i vincitori sono semplicemente disposti a compiere quello che i perdenti non faranno mai, si legge in un manifesto affisso nella palestra periferica gestita dall'allenatore di box Frankie Dunn (Clint Eastwood).
Quando la non più giovanissima Maggie (Hilary Swank) si presenta all'Hit Pit gym con l'idea di diventare una campionessa di pugilato nessuno crede in lei. Eppure i suoi sforzi e la sua determinazione e ostinazione la rendono simpatica agli occhi (o meglio, all'occhio) di Eddie “Ferrovecchio” (Morgan Freeman), ex pugile ora custode della palestra, che decide di prenderla sotto la sua ala protettiva. 

Winners are simply willing to do what losers won't sembrerebbe continuamente ripetersi dentro sé Maggie quando si allena anche nelle ore notturne al buio di flebili luci. Finalmente però Frankie Dunn si accorge della sua stoffa, decidendo di diventare il suo allenatore e offrirle la possibilità di affrancarsi, attraverso lo sport, da una vita non stimolante, dove il pugilato rappresenta la principale forza motrice per esistere come individuo.
Sembrerebbe, anche dal titolo, l'ennesima opera cinematografica sul sogno americano, dove chi proviene da una situazione sociale senza sbocchi ha la reale possibilità, grazie alla forza d'animo e al talento, di realizzarsi e creare il proprio "mondo perfetto".
Eastwood invece segue un'altra strada, puntando su una storia non convenzionale, evitando quindi di tratteggiare la solita parabola cinematografica della redenzione attraverso lo sport.
Nell'ultima parte il film cambia totalmente registro, diventando un dramma dallo spiccato realismo, dove la forza visiva delle immagini (l'atmosfera noir si fa decisamente più accentuata) rende quasi superfluo ogni dialogo, anche perché, certe decisioni, vanno prese in silenzio; e neppure il conforto religioso (altro tema centrale della pellicola) può offrire il minimo aiuto.
Disincantato, duro e a tratti sconvolgente Million Dollar Baby è già un classico del cinema americano, senza dubbio una delle migliori pellicole di inizio secolo e della lunga e acclamata filmografia di Clint Eastwood.
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Come le foglie al vento (Written on the Wind, 1956) di Douglas Sirk. Film: 9 |
Giorni perduti (The Lost Weekend, 1946) di Billy Wilder. Film: 8
Lucido ritratto, privo di ogni sorta di romanticismo, di ciò che significa in termini di libertà individuale e non solo essere vittime della dipendenza cronica da alcolismo. 

Billy Wilder, a metà strada tra lo stile documentaristico e la rappresentazione cinematografica del dramma, non lesina di puntare il dito contro un problema sociale spesso sottovalutato (sopratutto all'epoca) e di come a volte l'intera comunità cerchi di emarginare piuttosto che aiutare chi ne è vittima.
Acclamato agli Oscar 1946 dove vinse 4 statuette (miglior film, regia, sceneggiatura e attore protagonista) è una delle pellicole di Wilder da rivalutare. Strepitosa l'interpretazione di Ray Milland.
DVD: Edito da Universal (anche se il film fu prodotto dalla Paramount) offre una qualità video piuttosto soddisfacente (la pellicola è stata restaurata) e una definizione più che discreta. Oltre alla traccia audio originale è presente anche il doppiaggio originale d'epoca (in DD 2.0) che soffre un po' di rumori di fondo. Sottotitoli sia in italiano che inglese. Purtroppo nessun extra presente, neppure il trailer cinematografico.
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Una lunga domenica di passioni (Un long dimanche de fiançailles, 2004) di Jean-Pierre Jeunet Film: 6.5 |
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Neverland - Un sogno per la vita (Finding Neverland, 2004) di Marc Forster. Film: 8 |
Ma quando arrivano le ragazze? (id, 2004) di Pupi Avati. Film: 7
Una bella storia sull'amore, l'amicizia, i sogni, le passioni e, sopratutto, su cosa vuole dire diventare adulti.
Avati, lontano anni luce dallo schematismo televisivo e pseudo-cinematografico delle pellicole generazionali dei Muccino & co., regala un ritratto sottile e appagante dei sentimenti umani.
- Brazil (id, 1985) -
Regia: Terry Gilliam
Interpreti: Jonathan Pryce, Robert De Niro, Katherine Helmond, Ian Holm, Bob Hoskins, Michael Palin, Jim Broadbent, Kim Greist, Ian Richardson, Peter Vaughan
Nazionalità: UK 1985
DVD: Criterion Collection
Brazil è indubbiamente una delle pellicole più visionarie della storia del cinema, diretta da uno dei registi viventi maggiormente estranei e lontani dall’establishment hollywoodiano, ovvero Terry Gilliam. 
Criterion ha rilasciato nel ’99 un'edizione a 3 DVD, per lungo tempo considerata come riferimento. In seguito una breve recensione. 
Ecco prima di tutto le foto: Brazil Criterion 3 DVD
Il primo DVD contiene il cut approvato da Gilliam in persona. Video in letterbox (era la regola per i primissimi Criterion, questo risale al 1999), audio inglese in DD 2.0 e sottotitoli opzionali in inglese. Come extra il commento audio di Terry Gilliam (non sottotitolato).
Sul secondo DVD ci sono due documenti video, What is Brazil della durata di 30 minuti e The battle of Brazil: A video History della durata di 60 minuti. Entrambi in inglese e non sottotitolati.
Di maggiore interesse, sopratutto per chi non mastica l'inglese parlato e non sottotitolato, sono gli extra contenuti nelle The production Notebook dove viene analizzata la fase di creazione del film partendo dalla sceneggiatura per poi continuare con le scenografie, i costumi, gli storyboards, la musica e gli effetti speciali. Questi extra come dicevo sono costituiti da materiale testuale da leggere, alternato da foto e filmati. Ovviamente è realizzato con cura ed è di grande interesse.
Il terzo DVD contiene la versione love conquers all, della durata di 94 minuti (contro i 142 del cut originale). In sostanza è il montaggio "commerciale" della pellicola, con un diverso inizio e il famigerato finale "buonista". Un documento su come un film può essere totalmente stravolto dalla produzione (e pensare che di Welles abbiamo di alcuni film solo queste versioni...).
Tutti e tre i DVD sono R0, quindi visibili anche su lettori non dezonati.
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Donne Facili (Les bonnes femmes, 1959) di Claude Chabrol. Film:7 |
Storie di ordinaria follia (Conte de la folie ordinaire, 1981) di Marco Ferreri. Film: 7
Il secondo film americano di Ferreri (il precedente era stato Ciao, Maschio, del 1978) è un'attenta e profonda analisi delle passioni e dei desideri umani portati sul grande schermo con il romanticismo carnale tipico del grande regista de La grande abbuffata. 

Charles Serking, interpretato da un bravissimo Ben Gazzara, è un poeta consumato dalla vita che trascorre le sue giornate ingurgitando litri di alcol e consumando squallidi incontri sessuali occasionali . Un giorno però incontra Cass, una Ornella Muti mai così conturbante e seducente, giovane prostituta con mire autodistruttive. Tra queste due individualità così disperate e disparate nasce un amore e una passione carnale tanto brevi quanto intensi, finché ognuno di loro riuscirà a trovare il proprio destino nel mondo.
Il ritratto dell'America che Ferreri propone in questa pellicola è quella di una civiltà alla deriva, dove persino la cultura, il talento e la poesia sono stati "istituzionalizzati" e imbrigliati nel sistema. Bellissima a questo proposito la scena ambientata a New York dove una casa editrice ha costruito per i propri scrittori una sorta di villaggio e disposto uffici dove lavorare.
Ma come nel finale di Ciao, maschio anche in Storie di ordinaria follia , nonostante tutto, sono la vita e il desiderio di quello che ci può portare il futuro che, inesorabilmente, si impongono e vincono.
The Aviator (id, 2004) di Martin Scorsese. Film:8
L'idea di portare sul grande schermo la vita dell'eccentrico miliardario Howard Hughes ha affascinato per decenni parecchi registi hollywoodiani. Ma solo Martin Scorsese, grazie anche e sopratutto al denaro che una star come Di Caprio è in grado di far convergere verso una produzione piuttosto che un'altra, è riuscito nella titanica impresa.
Partendo dal celebre libro Howard Hughes: The Untold Story di Peter Brown e Pat Broeske, a metà strada tra il romanzo (molti fatti raccontanti sono in realtà leggende) e la biografia, lo sceneggiatore John Logan ha focalizzato l'attenzione sul periodo d'oro della vita di Howard Hughes, ovvero dal 1927 al 1947.
La Pellicola è divisa sostanzialmente in tre parti. La prima è incentrata sull'ascesa di Hughes, giovane rampollo di una famiglia di petrolieri texani, ad Hollywood. La seconda sviluppa (e da qui il titolo del film) la sua straordinaria passione e dedizione verso l'aviazione e lo sviluppo di nuove tecnologie e invenzioni nel settore aeromobile. La terza invece è un'analisi più intimista, diciamo più scorsesiana, dell'uomo Hughes, delle sue paranoie, paure e ossessioni. 

Ma chi era Howard Hughes? La sua personalità la si evince già nei primi minuti del film. Sbarcato ad Hollywood con l'idea di diventare un produttore/regista dedica quattro anni della sua vita (e 4.5 milioni di allora) nella realizzazione di una pellicola "impossibile", ovvero Hell's Angels, capolavoro sopratutto tecnico (vennero usate ben 36 cineprese per cercare ogni angolatura possibile) ancora oggi ammirato e studiato.
Da qui capiamo come mai Scorsese si sia innamorato di questo personaggio. Ovvero il desiderio di Hughes di andare contro (e oltre) le regole che il "sistema" impone agli individui, rappresentato nel film prima da Hollywood e poi dallla Pan-Am e il Governo, sono una delle caratteristiche della filmografia scorsesiana. Anche se, in questo caso, chi combatte contro il sistema non viene da una situazione borderline, ma ne è perfettamente integrato.
Minuziosa e dettagliata, la ricostruzione della Hollywood di fine anni '20 è impressionante. La cura maniacale per i dettagli anche più insignificanti è indice di un'accurata ricerca scenografica. Un altro straordinario risultato del nostro Dante Ferretti.
Il blocco centrale del film è quello che offre le scene indubbiamente più spettacolari e di maggiore impatto visivo, venendo quindi incontro alle esigenze del grande pubblico che ricerca il mero intrattenimento.
Ma sono negli ultimi cinquanta minuti che Scorsese tocca dei livelli da vero Maestro e Di Caprio compie il vero e proprio salto di qualità interpretativo della sua carriera. In particolare le scene di Hughes chiuso nel suo studio in preda alla malattia sono visivamente straordinarie, e più che una citazione della discesa agli inferi del Ludwig di Visconti (la somiglianza con Helmut Berger è impressionante).
Ma anche lo scontro legale in commissione tra un bravissimo Alan Alda (nel ruolo del Senatore Brewster) è realizzata con cura e sembra una vera e propria partita a tennis cinematografica con continui batti e ribatti esaltati da repentini stacchi. Inoltre contiene una vena coppoliana (Il Padrino Parte Seconda).
The Aviator è una pellicola intrisa fino al midollo dell'essenza di cinema americano, in particolare quello classico, che Scorsese conosce come pochi e ama a dismisura. E forse questo suo desiderio di realizzare un film che fosse una sorta di punto di raccordo tra il cinema di ieri, quello della new hollywood anni '70 e quello di oggi, hanno in parte offuscato quella capacità, tutta scorsesiana, di scavare ed entrare nelle anime dei personaggi. Ma è un piccolo dettaglio che certo non rovina il quadro d'insieme di un'opera cinematografica spettacolare, di una messa in scena eccellente e con qualche vero e proprio momento d'antologia.